Bono Giamboni

Fiore di rettorica
redaction delta'

[1292]
ed. Gian Battista Speroni
(Pavia, Dipartimento di Scienza della Letteratura e dell'Arte medioevale e moderna, 1994) pp. 149-152
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Rettorica di Tullio romano

[1. Prologo]

    Nel tempo che segnoreggiava lo grande e gentil uomo Iulio Cesar, ch'avenne epoi lo primo imperadore di Roma, di cui Lucano e Salustio ed altri auttori dissero alti e maravigliosi versi; nel quarto decimo e quinto anno dinanzi a la nattivitade del nostro Segnore Gesù Cristo; in quello tempo fue uno nobile e vertudioso uomo cittadino, nato di Capova del regno di Puglia, il quale era fatto abitante de la nobile città di Roma, ed avea nome Marco Tullio Cicerone, il quale fue maestro e trovatore de la grande scienzia di rettorica, cioè di ben parlare - sì trovò e ordinò, per lo suo gran senno e naturale, questa scienzia di rettorica -, la qual sormonta tutte l'altre scienzie per la bisogna di tutto giorno parlare crux ne le valenti cose, sì come in fare leggi e piati civili e criminali, e ne le cose cittadine, sì come in fare battaglie e ordinare schiere e confortare cavalieri, ne le vicende de l'imperii e regni e principati, in governare popoli e regni e cittadi e ville e strane e diverse genti, siccome conversano nel grande cerchio del mappamundo de la terra.

    E a contare brevemente la vita del detto Marco Tullio, voglio che sappiate ch'elli fue uomo intento de la sua vita, amabile e costante, formato di grazia e di vertudi, grande de la persona, e ben fatto di tutte membra; e fue d'arme maraviglioso cavaliere, franco del coraggio, armato di grande senno, fornito di scienzia e di discrezione, ritrovatore di tutte cose.

    E io, frate Guidotto da Bologna, cercando le sue magne virtudi, sì ·mmi mosse talento di volere alquanti membri del fiore di rettorica volgarezzare di latino in nostra loquenzia, siccome appartiene al mestiere de' ladici, volgarmente.

    E come conteremo per innanzi in questo libro, crux nel versificato che fece il gran poeta Vergilio, nel tempo che ·ffu Attaviano imperadore Agosto, figliuolo di Giulio Cesare; ne lo 'mperio de la sua dignitade nacque Cristo glorioso, salvatore del mondo. Il quale Vergilio si trasse tutto il costrutto de lo 'ntendimento de la rettorica, e più ne fece chiara dimostrazione, sì che per lui possiamo dire che ·ll'abiamo ritrovata, e conoscere la via de la ragione, e ·lla temologgia dell'arte di rettorica, imperò che trasse il grande fascio in picciolo vilume, e recollo in abreviamento.

    Ed io, considerando te e la tua gran bontade, alto Manfredi Lancia, re di Cecilia, siccome a diletto e caro signore ne l'aspetto de' valenti prencipi del mondo, essere sovr'alli altre regi grazioso, abbo compilato questo fiore di rettorica, ne l'orlatura di Marco Tullio, nel quale, secondo lo mio parere, voi potete avere sofficiente e adorno amaestramento a dire, e a ·ffare, per questo libro, li vostri voleri in pluvico e in privato.
 
 

[2]

    Acciò che la vita è ·ccorta e l'arte è lunga, e 'l mestiere è bisogno sovente, non potemo in tutto considerare pienamente il nostro volere, ma piglierenne una partita brievemente, siccome nostro Signore Dio ci donerà di grazia. E diremo come l'uomo, per la vertù che gl'è data da la Sua somma potenzia ne la lingua di sapere favellare, sì come detto abbiamo di sopra, avanza gli altri uomini e le bestie; e quanto per la detta cagione è ·ppiù nobile e megliore che gli altri animali, cotanto è ·ll'uomo migliore e maggiore che nonn- è l'altro, in ciò che sa favellare meglio e più saviamente; sì misi tempo e compilai in istudio, per trarre a ·ffine questa opera.
 
 

[4] Delle tre maniere di parlare.

    Sappie che tre sono le maniere de le cose sopra le quali tu puoi e dei dicere, cioè: dimostrativa, diliberativa, iudiciale.

    Dimostrativa è la prima, ch'à tema e maniera da ·llodare e da vituperare alcuna certa persona secondo il suo merito.

    Diliberativa dà maniera ed amaestra di dire quello ch'è utile e non utile.

    Iudiciale amaestra di dire quello ch'è giusto e non giusto.
 
 

[5] De la cosa giudiciale.

    L'arte de la rettorica amaestra di ben sapere favellare, e fa di sé cinque parti, cioè: invenzione, disposizione, elucuzione, memoria, pronuziazione.

    La 'nvenzione si compie di sei parti, cioè: esordio, narrazione, partizione, confirmazione, confutasione, e conclusione.
 
 

[6] De le quattro maniere che ·ffa bisogno a rettamente parlare: d'onesta, laida, dubia, vile.

    Innanzi che ·nnoi diciamo dell'esordio, dovemo sapere che quattro sono le maniere de le cose, le quali sono matriali e fondamento del dire, cioè: onesta, laida, dubbia, vile.

    La prima è onesta, quando alcuno difende la iustizia da la non iustizia.
    Laida, quando alcuno difende la non iustizia, e condanna la iustizia.

    Dubbia, quando la cosa à parte d'onestà e parte di laidezza, quando alcuno difende il padre contra la madre, o la madre contra 'l padre.

    Vile, cioè parlare di vili e basse cose; è vile quando la cosa e ·lla qualità e 'l fatto è piccolo, sì come parlare l'uomo d'una gallina.