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Ma questo interviene per li due modi che sono posti di sopra - cioè per usanza di molto dire, o per seguitare nel suo dire alcuno bel dicitore -, apparano gl'uomini laici a parlare bene, <e non per> lo terzo, cioè per sapere o per vedere o per sentire gli amaestramenti e la dottrina che in sul favellare son dati da' savi, perché nolla sanno né ·lla possono sapere, perch' è data per lettera da ·lloro. Ché per neuno de' detti tre modi di sopra appara l'uomo bene a parlare, se prima non usa di dire; ma, usando di dire e sappiendo li amaestramenti dati, o seguitando di dire alcuno bel dicitore, saprà favellare tosto e piacevolemente. Per la qual cosa possiamo vedere che 'l bel dire è tutto dato a l'usanza, e sanza usanza non puote essere bel dicitore. E per usanza di molto dire, o per seguitare nel suo dire alcuno bel dicitore, apparano gl'uomini valenti laici a parlare, e non per sapere gli amaestramenti dati da' savi in sul favellare, perché no gli sanno.
Ma, perciò che di questa via possano i laici alcuna cosa vedere (quelli che non sono letterati), mi penerò de darne alcuno amaestramento, avegna che malagevolemente si possa ben fare, perché la materia è molto sottile a me non ben saputo, e le sottili cose non si possono bene aprire, sì che se n'abbia bene fermo intendimento, a' non litterati, se 'l disponitore nonn- è savio.
E però, quelli che legge in questo libretto,
se d'alcuna cosa dubitasse, legga in prima e rilegga molte volte, sì
che da sé medesimo la 'ntenda, ch'io le pur dirò sì
che intendere le potrà; e se alcuna volta dubitasse de cosa che
non intendesse, sì ricorra a' savi, però che 'l ne faranno
inteso; perché il domandare spesse volte de le cose dubitose è
una de le cinque chiavi de sapienzia, per la quale l'uomo puote divenire
savio.
E chi de le dette cose vuole imparare, arrenda tutto
l'animo suo al detto mio, e assottigli lo 'ngegno, e affermi la memoria
e lo 'ntendimento, perché la materia è molto sottile, e contiene
in sé molte utili cose.
E se tu di': "A che difetto l'aporrai, al frate o forse a scrittore"?, rispondo: "A scrittore no, ché pur alcuna diversità è da quello dinanzi a questo, ma non che vaglia nulla." S'io dico che 'l frate era allotta ebbro, o dico che egli ignorasse quel che facea, leggiermente proverai il contrario; pur dico che questo trattato due volte non bisognava; perché 'l facesse, nol so. Se tu vertecchio dicessi: "Quello fu sopra l'ordine iudiziale, come pare nella lettera, e questo dunque saràe sopra il deliberativo e demostrativo," rispondo: "Pruovati a te non dire vero per le Rettoriche de Tulio; colui non pone in questo trattato alcuna differenzia per quelli ordini."
E se tu ancora cinguetti e di': "Or fuoro tutti li altri che l'ànno letto ciechi, e tu solo vedi lume!", rispondoti: "Se tu non mi lasci stare, io dirò il peggio ch'io potrò, cioè che né tu né gli altri sacerdoti leggesti mai libro se non come fanciullo de sei anni, che rincorre l'a. b. c. e 'l DEUS IN NOMINE."
Queste parole fuoro necessarie, acciò che
non paresse quel trattato essere rimaso in penna, ma l'ordine trasmutato.